Ecco un po' delle cose scritte da Andrea B. Nardi

    Saggistica - Arte - Manualistica - Narrativa - Scritti politici

    Saggistica

    Se Dio è buono allora perchè?
    titolo originale: Altri Dei - Viaggio fra le dottrine che non credono nell'amore di Dio

    Excursus storico attraverso i tentativi del pensiero umano per spiegarsi la contraddizione fra la bontà divina e la malvagità nell'universo. Con semplicità espositiva sono illustrate le posizioni filosofiche e teologiche su questo problema dall'antichità fino ai nostri giorni. Il linguaggio è quanto piú possibile colloquiale e disinvolto, a tratti anche spiritoso o drammatico, attento a coinvolgere il lettore pure se a digiuno di specifiche competenze culturali.
    Vuole essere una lettura per tutti coloro che sono sempre stati affascinati da uno dei piú grandi temi della filosofia e del pensiero religioso ma non hanno mai avuto la possibilità di affrontarlo con un metodo agevole. Il lessico scorrevole del testo intende avvicinare ogni tipo di lettore, sia culturalmente preparato sia meno esperto.

    http://www.inedito.it/description_nonf.asp?DOCU_ID=1272&idd=321

    Arte

    Pagine di ceramica (Società Alighieri Edizioni)
    Catalogo per la mostra di scultura e pittura Pagine di ceramica, patrocinata dalla Società Dante Alighieri, Camera di Commercio di Savona, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    «Perchè Dante e la ceramica?
    Libero dai vincoli della materia il poeta vive, tuttavia, il tragico destino di una parola che sa farsi suono, musica grazie alla sua maestria, epperó mai immagine, contemplazione, se non nei labirinti mentali del lettore. I dipinti dello scrittore sono platonici, le sue scenografie rimangono nell'iperuranio della fantasia. Non cosí per l'artista scultore o pittore. Le arti visive, plastiche, scaturite concretamente dal lavorio manuale, assurgono doppiamente a un crisma di realtà: da un lato, infatti, esse divengono subito oggetto tangibile - scultura, quadro -, tutt'uno col soggetto dall'opera d'arte rappresentato; dall'altro, poi, sono appunto riproduzione ottica di una visione precisa, sono imago, procurano piacere immediato (senza mediatori) appena le guardiamo a causa del proprio essere cosa. La loro allegoria deve faticare molto meno per gettarsi a ponte fra la sponda del contenuto e quella del mezzo con cui lo si vuole descrivere. Comunque entrambe le forme espressive, pagina e tela oppure marmo, creano quel superiore livello concettuale dato dal piacere estetico, ognuna coi propri strumenti e canoni misteriosi.
    Settecento anni fa Dante Alighieri scrisse il suo capolavoro in terzine incatenate donando all'umanità uno dei suoi piú alti esempi d'arte poetica, riuscendo nell'impossibile impresa di trasmettere unicamente con la parola non solo il pensiero, non solo l'armonia, ma addirittura sfiorando il momento iconografico della rappresentazione artistica. Ognuno dei 14233 versi della Commedia è un assoluto affresco pittorico. Pur confinato nelle infinite distese dell'intelletto.
    Oggi, ventiquattro scultori, pittori, maestri ceramisti, affidano alle loro mani, al loro duro lavoro di argilla e pennelli, l'ambizioso progetto di accompagnare le evocazioni della poesia del Fiorentino con ventiquattro oggetti, ventiquattro lastre di ceramica. In questo modo ognuno di essi partecipa all'arte poetica di Dante fornendo un'ulteriore possibilità icastica. E cosí confermando ancora una volta quanto profondo sia l'universo dantesco.
    Assieme alla parola abbiamo qui, dunque, la plasticità, e il connubio delle due sensibilità diventa fortunato, diventa ció che a Dante sarebbe assai piaciuto: meraviglioso».

    http://www.ladante.it/comunicati/template.asp?idCom=0&arg=comunicati&azione=articolo&TipoContenuto=file&id=2006/061207_savona.asp&dx=

    Manualistica

    L'acquario sul mare (Le Mani Editore)
    Con prefazione di Folco Quilici. Un viaggio fra scienza e natura.

    «Viviamo su un pianeta dal nome sbagliato. Per millenni l'uomo si è interessato solo alla sua superficie, convinto che le acque ne ricoprissero una minima parte, come Mediterraneo e il Mar Nero, mentre l'Atlantico era forse un fiume stravagante. Se gli Antichi avessero potuto immaginare l'estensione dei mari sul globo, non lo avrebbero chiamato Terra, ma Oceano».

    http://www.starfarm.it/LeMani/le_mani_on_line/liguria/liguria_natura_e_ambiente/genova1.htm

    Il regata facile (Portoria Editore)
    Tecniche e astuzie per eseguire tutte le manovre di regata come i migliori professionisti.

    «Questo manuale è dedicato non ai neofiti della vela ma piuttosto agli armatori di barche d'altura di serie e agli equipaggi dilettanti animati da velleità agonistiche».

    Narrativa

    Diavoli e assenze
    Racconti e poesie

    All'ombra delle colonne
    Racconti

    Istzèria
    Racconti

    La galleria degli intrusi
    Racconti

    Genova cowboy
    Romanzo per ragazzi
    Terzo classificato al Premio Nazionale Piemme Il battello a vapore

    Gastrofiction
    Racconti fra cinema e gourmet
    Per la manifestazione nazionale dell'Antilibro

    Scritti polici

    BREVE STORIA DI ISRAELE AD USUM IGNORANTIS
    di Andrea B. Nardi
    (pubblicato da Radio Radicale)
    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/04/07/breve-storia-di-israele-ad-usum-ignorantis

    Premetto che non sono né Israeliano né Ebreo (e mi spiace quasi). Scrivo questi appunti non esaustivi per fornire un po’ di chiarezza a coloro che sparlano di argomenti vitali senza nemmeno prendersi la briga di informarsi. Ho sentito negli anni affermare che Israele sarebbe uno Stato grande come l’Italia, e che gli Ebrei hanno cacciato via dalla Palestina popolazioni indigene per stabilirvisi negli anni ’40. Dunque, partiamo dall’inizio.
    Israele ha una superficie di 20.770 kmq, inferiore a quella della Sicilia (25.710 kmq), con una popolazione di 6.700.000 di abitanti (la Sicilia ne ha 5.087.000, e la sola area urbana di Milano ne ha 7.400.000). È circondata dai seguenti stati islamici confinanti: Siria kmq 5.087.000 abitanti 17.585.540 
    Libano kmq 10.452 abitanti 3.826.018
    Egitto kmq 1.001.450 abitanti 77.505.756 
    Giordania kmq 92.300 abitanti 5.153.378
    A cui bisogna aggiungere altri 3.702.212 di Palestinesi su un territorio di 6.220 kmq che porta un totale di 107.772.904 di musulmani confinanti. Alle spalle di queste popolazioni vi sono altre centinaia di milioni di musulmani. [fonte Wikipedia]

    Risalendo alle origini della storia.
    Gli Ebrei, chiamati anche Israeliti e Giudei o Cananei, verso il 2000 a.C. assieme ad altre tribù Semite scendono dalla Mesopotamia per approdare nelle terre disabitate della costa, chiamata in seguito Palestina, dove si stabiliscono. È il periodo dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, ecc.
    Qui prosperano e si movimentano verso le regioni circostanti, specie l’Egitto. Dopo il XVII sec. a.C. le tribù ebree che abitavano in Egitto (dove vivevano in pace coi locali) fanno ritorno in Palestina perché invise ai nuovi conquistatori dell’Egitto, gli Hyksos (stirpi mesopotamiche) e si riuniscono alle tribù ebraiche qui rimaste. È l’epoca di Mosè.
    In Palestina le varie tribù ebree continuano a vivere fino alla fine dell’VIII sec., quando il loro regno viene invaso dagli Assiri (che per capirci vivevano in un territorio identificabile con l’attuale Irak). Dopo un assedio di tre anni, la capitale giudaica Samaria è conquistata e la popolazione ebrea deportata a Babilonia (la prima diaspora). Tutta la terra dei Giudei viene colonizzata da Babilonesi e Siriani (ricorda qualcosa...).
    Bisogna aspettare che l’impero babilonese venga attaccato e distrutto dai Persiani (odierni Iraniani) per vedere la fine della cattività degli Ebrei in terra straniera (anche questo ricorda qualcosa). Nel VI sec. gli Ebrei ricominciano a tornare in Palestina perché il re persiano Ciro li libera dalla schiavitù trattandoli con amicizia (oggi verrebbe da ridere).
    In Palestina gli Ebrei vivono in pace (relativa, per quei tempi) fino alla conquista di Alessandro Magno. Un alternarsi di conquiste egiziane ha termine con la conquista della Palestina da parte dei Romani. Siamo nel 64 a.C.
    La repressione romana fu terribile. Sul fatto che Gesù fosse ebreo e fosse nato in Palestina direi, almeno su questo, che non c’è chi possa dubitarne.
    Un fenomeno completamente nuovo si ebbe tre secoli dopo, quando politicamente il cristianesimo fu forte abbastanza da prevalere sull’ebraismo, tanto da far nascere un antisemitismo religioso (vedasi Editto di Milano, 313, e, per chi volesse, il mio libro sul Concilio di Nicea).
    Arriviamo al 624 d.C.
    Maometto con le tribù beduine inizia le sue conquiste e disperde le comunità israelite dell’Arabia settentrionale. La dominazione musulmana della Palestina durò fino al 1918, tranne i brevi periodi costituiti dai regni dei crociati.
    Gli Arabi si insediano in Palestina.
    Nel 1517 la Palestina diventa parte dell’impero ottomano (Turco).
    Dal 1880 nasce in Europa un movimento ebreo tendente a far tornare in Palestina gli ebrei esiliati (sionismo).
    Nella Prima guerra mondiale la Turchia era alleata della Prussia.
    Alla fine della guerra Gerusalemme è liberata dalle truppe inglesi che proclamano il ritorno di un insediamento statale ebraico nella terra originaria di Palestina (discorso del ministro inglese lord Balfour), ma in realtà la promessa non è mantenuta e la Gran Bretagna si assume il mandato della Palestina.
    Nel 1929 il ritorno delle famiglie ebree in Palestina produce scontento nelle popolazioni musulmane tanto da far scoppiare scontri violentissimi. Nel maggio 1942 il Programma Baltimore a New York rivendica la ri-costituzione di uno Stato ebraico sul territorio originario di Palestina. Nel frattempo le famiglie ebree nel mondo continuano a comperare terreni in Palestina che gli Arabi sono ben contenti di vendere a peso d’oro: si tratta perlopiù di terre abbandonate, inabitate e non coltivate.
    Tuttavia negli anni succede esattamente questo: le famiglie immigrate di Ebrei iniziano a coltivare le terre acquistate e a costruire paesi fiorenti. In una parte degli Arabi abitanti in Palestina sorge un sentimento di invidia e gelosia per l’operosità degli Ebrei, abilmente pilotato da capipopolo che alimentano ostilità nei confronti degli Ebrei per proprie mire politiche. La Grande rivolta araba (1935-1939) è un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati.
    Dopo la Seconda guerra mondiale i paesi palestinesi abitati dai coloni ebrei, scampati al genocidio di sei milioni di loro durante una delle pagine più buie della storia umana, diventano sempre più città fiorenti, dove prima secoli di dominazione araba non avevano prodotto nulla e la popolazione musulmana seguitava a vivere poveramente. Gli scontri armati diventano di intensità sempre maggiore fra fazioni arabe ed Ebrei.
    La situazione peggiora fino al punto che la Gran Bretagna nel 1947 decide di abbandonare il mandato della Palestina. Gli Ebrei riescono a difendersi e a mantenere i loro territori.
    Nel novembre del 1947 l’Assemblea Plenaria dell’Onu, dopo sei mesi di lavoro da parte dell’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), delibera la Risoluzione n. 181, ossia la spartizione della Palestina in due Stati, uno ebraico («con molte zone desertiche» fonte Wikipedia) e uno arabo, con Gerusalemme città internazionale.
    Il 15 maggio 1948, il mandato britannico scade ufficialmente e finalmente viene proclamato lo Stato sovrano indipendente di Israele ponendo termine al sionismo. Le truppe britanniche si ritirarono.
    Il giorno dopo, 16 maggio, «gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania attaccarono il neonato Stato di Israele. L’offensiva venne bloccata dal neonato esercito israeliano le forze arabe vennero costrette ad arretrare. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse circa 700 mila profughi arabi. In seguito all’armistizio e al ritiro delle truppe ebraiche l’Egitto occupò la Striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra» (fonte Wikipedia).
    Nel 1967, per propri calcoli politici all’interno del mondo arabo, il presidente egiziano Nasser si mette alla testa di una minaccia contro Israele alleandosi con Siria e Giordania, ammassando truppe corazzate ai confini. Con un attacco lampo di sei giorni l’esercito israeliano sbaraglia gli eserciti nemici e conquista la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, e la Striscia di Gaza che le permettevano di controllare meglio i terreni da cui erano provenuti gli attacchi.
    «Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando Egiziani e Siriani al di là delle posizioni iniziali. In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l’Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele» (fonte Wikipedia).
    Gli anni recenti sono stati caratterizzati da continui conflitti armati fra l’Olp e gli Israeliani, fino a quando nel 1982 l’esercito israeliano costrinse l’Olp a fuggire trasferendosi in Tunisia.
    «Per lungo tempo l’Olp rifiutò di assumere come base per il dialogo la risoluzione 242 dell’Onu (che prevedeva il ritorno ai confini di prima della “guerra dei sei giorni”, legittimando così le conquiste territoriali israeliane del 1948-1949), finché nel 1988 la sua linea si ammorbidì consentendo l’avvio di un cauto e non sempre coerente avvicinamento fra le opposte posizioni» (fonte Wikipedia). Quando tutto sembrava iniziare a svolgersi verso una soluzione, Arafat proclamò la Prima Intifada (lotta armata) pensando (erroneamente) di poter ottenere molto di più, o, probabilmente, ritenendo che il proprio ruolo di capo militare non potesse trasformarsi in quello di politico. È molto più facile comandare un esercito terroristica che una nazione, e nessuno dell’Olp aveva intenzione di creare uno Stato palestinese che avrebbe decretato la fine del senso di esistere della lotta armata. Chi ci rimise fu il popolo palestinese che rimane tuttora in miseria nonostante miliardi di dollari stanziati dall’Occidente e finiti nelle casse dell’Olp.
    Nel 1993 si attua un vertice di pace a Washington che prevede un accordo sul ritiro da Gaza. Mediazione di Clinton. Israele accetta ma gli attacchi palestinesi ai civili non smettono: continuano stragi di Israeliani.
    Un nuovo vertice per la pace a Washington non riuscì a convincere con le sue proposte Arafat sui termini della pace e le trattative conobbero così un cocente fallimento. Nell’ultimo periodo, la nuova strategia di Hamas di ricorrere ad attentati suicidi contro i civili ebrei ha ulteriormente acuito la tensione, facendo irrigidire le posizioni degli Israeliani.
    La morte del leader dell’Olp Arafat (primavera 2004) ha finalmente sbloccato la situazione e l’elezione del suo successore Abu Mazen ha portato, tra innumerevoli azioni di guerriglia e di contro-guerriglia, di attentati terroristici palestinesi e di “uccisioni mirate” e dure ritorsioni israeliane contro civili palestinesi, allo sgombero (unilateralmente disposto nel 2005 dal premier israeliano Ariel Sharon) della Striscia di Gaza, consegnata in novembre all’Anp, sui cui valichi è stata chiamata a vigilare una forza di polizia della Comunità Europea, comandata da un generale dei Carabinieri dell’esercito italiano.
    In questo delicato momento, in cui al-Fatah è disposta a riconoscere Israele e a lavorare per uno Stato palestinese, Hamas séguita a proclamare la distruzione di Israele, in ciò fomentata da Hezbollah filo iraniano.
    Il resto è cronaca quotidiana.

    fonti:
    Limes – Rivista di geopolitica
    Karl Ploetz – Enciclopedia della Storia – Mondadori
    Michel Mourre – Dizionario di Storia Universale – Mondadori
    Benedetto Conforti – Le Nazioni Unite – Cedam
    Bendetto Conforti – Lezioni di diritto internazionale – Editoriale Scientifica
    Carlo Jean – Geopolitica – Laterza
    Henry Kissinger – Gli anni della Casa Bianca – Mondadori

    L'ALLEANZA USA/IRAN
    di Andrea B. Nardi
    (Pubblicato dal Movimento per l'Occidente e dalla Fondazione Magna Carta.)

    È acquisito da parte di qualsiasi serio studioso che lo scenario irakeno si sia trasformato da un conflitto militare fra Usa e Irak in una guerra civile fra due schieramenti facenti capo a Sciiti e Sunniti. Col risultato che i marines americani si trovano nella peggior posizione che un esercito possa immaginare: in mezzo ai due contendenti, odiato da entrambi.
    A questo punto, al di là di soluzioni tecniche e tattiche, è vitale che il governo statunitense escogiti una strategia definitiva altrettanto radicale e "rivoluzionaria" di quanto imponga la situazione. Circondati da nemici sia localmente sia diplomaticamente, gli Usa devono decidersi su quale nemico mantenere e quale trasformare in alleato, poichè nella confusione totale del momento una cosa è palesemente certa: non è possibile resistere oltre in una guerra con tanti fronti aperti. Ció anche a causa dell'ostilità opportunista - e a tratti vile -dell'Europa.
    Chi è, quindi, il nemico principe dell'America, ció da cui tutto è iniziato? È il partito armato di Al-Qaida, intenzionato a creare un personale califfato di impronta "nazi-islamica" la cui sovrastruttura demagogica nasconde banali interessi di potere (commercio della droga, feudalesimo territoriale, oligarchismo oscurantista). Mentre in Irak Al-Qaida è in linea di massima sunnita, in Afghanistan è storicamente intrecciato con le bande talebane e la mafia russa produttrice di oppio. Gli Sciiti, invece, sono l'espressione degli interessi iraniani, e solo contingentemente sperimentano complicità doppiogiochiste con Al-Qaida.
    Divide et impera, dicevano i Romani, e il principio è valido anche oggi: occorre spezzare l'asse tattico (non strategico) fra Al-Qaida - Sunniti -Talebani - narcotrafficanti e Sciiti - Iraniani. In pratica, gli Usa per stabilizzare l'Irak e il Medio-Oriente e concentrarsi sulla guerra ad Al-Qaida devono decidersi ad allearsi con l'Iran.
    Apparentemente assurda questa ipotesi si rivelerebbe risolutiva non appena la si esaminasse geopoliticamente.
    Innanzi tutto si consideri che l'Iran non è il fronte compatto subculturale che l'attuale presidente Ahmadinejad pubblicizza al mondo intero. Ahmadinejad è solo un arruffapopolo qualunque capitato alla presidenza grazie al sostegno della lobby clericale integralista e dei Guardiani della Rivoluzione: agitando spettri guerrafondai mira a solleticare revanchismi popolari unici in grado di coprire la totale assenza di un programma di governo che non sia il mantenimento del dominio degli imam oltranzisti. Ma l'Iran è ben altro. Completamente diverso dall'impoverimento sociale e intellettuale della civiltà irakena, l'Iran possiede al suo interno una classe culturale elevata, fortemente critica con l'attuale èlite di potere, ma impossibilitata a esprimersi causa il terrore in cui viene costretta. L'Occidente e gli Usa in particolare hanno perduto l'opportunità di coltivare queste tendenze moderate e pacifiste all'interno del paese quando hanno snobbato le ultime elezioni iraniane senza impegnarsi anima e corpo nel sostenere l'imam Rafsanjani e lasciandolo scivolare nella sconfitta. I recenti episodi iraniani, anche elettorali, confermano la nuova tendenza critica della popolazione nei confronti dell'amministrazione governativa. Rafsanjani è il punto di congiunzione tra i riformisti, conservatori moderati e i tecnocrati, contro la politica di Ahmadinejad.
    Ora non resta che sviluppare una chiara inversione di strategia estera in cui gli Usa dichiarino il loro aperto appoggio a un governo iraniano moderato da contrapporsi all'attuale. Su queste basi gli Stati Uniti hanno una precisa contabilità geopolitica da giocarsi.
    Cosa ottengono gli Usa da un'alleanza con un futuro governo iraniano?
    - La stabilità irakena;
    - La stabilità palestinese;
    - La stabilità libanese;
    - L'isolamento siriano;
    - L'isolamento di Al-Qaida;
    - L'attenzione dell'Arabia Saudita (la cui ambiguità con Al-Qaida e straffottenza con gli Usa è dettata dall'essere il loro principale fornitore).
    Cosa ottiene l'Iran da un'alleanza col governo statunitense, perchè l'Iran dovrebbe iniziare un dialogo con gli Stati Uniti? Per vari motivi.
    - Per il predominio regionale;
    - Per l'interruzione dell'emarginazione commerciale con l'Occidente e l'uscita dall'isolamento internazionale;
    - Per l'eliminazione degli embarghi economici;
    - Per il progresso sociale ed economico del proprio paese.
    Inoltre, ció potrebbe risolvere alcuni nodi internazionali che stanno a cuore a Teheran:
    - la riconciliazione interna nel Bahrein filo americano in cui gli Sciiti sono perseguitati;
    - la protezione dell'enclave sciita di Herat, in Afghanistan, perseguitata dai Talebani;
    - l'ingresso dell'Iran nella trattativa petrolifera e del gas che lo Sco (Shanghai Cooperation Organization) sta conducendo in Afghanistan.
    Gli Usa non devono temere un Iran in posizione dominante nello scacchiere mediorientale, cosí come non temettero una Germania solida e un Giappone sviluppato nell'Europa e nell'Asia del dopoguerra. Avere un Iran forte ma alleato all'Occidente al centro del mondo islamico significa contare su un medium eccezionale, un veicolo di ammortizzazione delle spinte integraliste musulmane grazie all'estrema autorevolezza dell'Iran sulle masse islamiche mondiali.
    Ció si puó ottenere solo amalgamando gli interessi economici e geopolitici statunitensi con quelli iraniani. Il prezzo è l'assoggettamento dell'Irak sunnita in posizione subordinata, con una spartizione territoriale costituente una regione sciita piú o meno autonoma ma evidentemente legata a Teheran; oppure con un deciso spostamento dell'asse governativo irakeno in funzione sciita, con solide garanzie di tolleranza religiosa. Delegando agli Sciiti irakeni e all'Iran il controllo del territorio irakeno e dei suoi confini, l'esercito americano potrà concentrarsi totalmente nella caccia ad Al-Qaida e al ripristino della legalità in Afghanistan, vero nodo di destabilizzazione mondiale.
    È evidente che solo intrecciando solidamente i propri interessi commerciali e industriali (non dimentichiamo che solo gli Usa hanno la tecnologia relativa al petrolio) questi due grandi paesi possono sostenersi a vicenda e riappacificarsi: dove si commercia non ci si spara.
    A livello internazionale, poi, occorre soprattutto togliere il pretesto della compattezza demagogica islamo-nazionalistica anti-Usa (su cui cascano anche le Sinistre europee) affidando all'Iran la lotta contro le fazioni criminali e terroristiche, facendo cosí emergere finalmente il conflitto endocrino presente in Medio Oriente e indipendente dalle azioni americane. Ció sconfesserebbe definitivamente la sovra-struttura ideologica di Al-Zawahiri e della jihad islamica contro l'imperialismo occidentale. Improvvisamente sarà il califfato di Al-Qaida - con le sue mire imperialistiche - a trovarsi sovra-esposto e isolato, cosí come sta accadendo in Somalia (nonostante la cecità di chi ha condannato gli attacchi militari americani ed etiopici).

    Precedenti storici.
    Purtroppo la Storia pare insegnare poco o nulla, e apparentemente Bush compie lo stesso errore di Kennedy e Johnson, considerando unitario un fronte ostile in realtà assai divergente (Vietnam, Urss, Cina allora, smascherato da e Kissinger; Irak, Iran, Siria, Al-Qaida ora). George Kennan lo denunció nel dopoguerra nel famoso rapporto al Consiglio per la Sicurezza Nazionale Nsc 48/2: occorreva sfruttare ogni frattura fra Cina e Urss. Non fu creduto, il comunismo fu considerato erroneamente compatto e diretto contro l'Occidente, salvo trent'anni dopo capire che Cina e Urss si contrastavano e avrebbero fatto carte false per avvicinarsi reciprocamente agli Usa. Idem oggi con la favola che vi sia un unico Islam portatore di medesimi interessi e solidamente proiettato contro l'Occidente.
    Come negli anni '70 solo un nemico giurato dei rossi come Nixon potè convincere il mondo ad abbandonare la febbre anti-comunista e a mutare gli obiettivi strategici, cosí oggi solo Bush, il nemico giurato dell'integralismo islamico, puó autorevolmente re-impostare in radice il conflitto medio-orientale.

    Elezioni iraniane.
    Ma come aiutare l'emancipazione di una nuova classe governativa moderata in Iran, eliminando l'attuale gruppo dirigente oscurantista e guerrafondaio? Con un assillante bombardamento mediatico, con finanziamenti cospicui, con una propaganda culturale a 360 gradi legale e illegale. Con azioni diplomatiche chiare e spettacolari di avvicinamento internazionale verso i politici iraniani laici e il clero moderato.
    Senza escludere in modo ipocrita il ricorso a strumenti di politica rinascimentale contro leader criminalmente pericolosi.

    RADIO IMRA CONTRO IL FONDAMENTALISMO TERRORISTA
    di Andrea B. Nardi
    (Pubblicato dal Movimento per l'Occidente e dalla Fondazione Magna Carta.)

    «Dove Imra sta per Donna in arabo. Il pretesto nasce dalla denuncia del magistrato milanese sull'allarme sociale per l'aumento degli stupri in Italia perpetrati da maschi islamici. Questo aumento smaschera in realtà il profondo maschilismo della società musulmana, in cui le donne hanno diritti sociali ancora primitivi e occupano posizioni inferiori. Una società dove non esiste il concetto di persona (ossia dotata di diritti) ma solo quello algebrico di individuo (sacrificabile per la comunità, l'umma) Ma ecco la novità, dove proprio tale loro soggezione a una cultura maschilista è l'arma che dev'essere afferrata dall'Occidente per instaurare con esse il dialogo altrimenti impossibile coi referenti islamici maschi, privi d'autentico interesse a modificare le proprie culture politiche pseudo coraniche.
    Lo scontro ideologico fra Occidente e Islam, sempre piú destinato a scontro civile e purtroppo armato pilotato da un partito nazi-islamico, non puó essere ammortizzato dialogando con esponenti maschi da un lato affetti da velleità revanchiste contro il mondo occidentale, e dall'altro atterriti dal rischio che i valori umani occidentali di uguaglianza, tolleranza, libertà, possano erodere i regimi maschilisti delle società teocratiche islamiche.
    Le donne dell'Islam, al contrario, sarebbero le migliori alleate dell'Occidente se si riuscisse a comunicare con loro, dimostrando che, indipendentemente dalla religione personale, le esperienze delle donne occidentali sulla dignità, la democrazia, la pace, possono essere le medesime delle donne islamiche. E di conseguenza si potrebbe interrompere la segregazione di centinaia di milioni di donne, le quali, certamente, non provano nessun piacere a veder trasformati in kamikaze i loro figli, fratelli, fidanzati, mariti, e in questo trattenute solo da una propaganda culturale e sociale oscurantista.
    Sono le donne musulmane il ventre molle del fondamentalismo e del terrorismo poichè ne sono le prime vittime. L'Illuminismo dei valori umani e della pace per i paesi arabi passa attraverso di loro, col nostro aiuto.
    Ecco che allora, tanto per cominciare, immaginiamo una radio, una tv satellitare, potentissima, protetta dall'Occidente, sotto il patrocinio della regina di Giordania e diretta da un super partes come Emma Bonino, composta esclusivamente da donne giornaliste musulmane che rifiutano il modello di un Islam teocratico e antidemocratico; una tv laica e illuminata che possa arrivare in ogni casa del mondo arabo per denunciare le menzogne di Al Jazeera; una Radio Londra femminile per dar voce alle idee di conciliazione e di diritti umani, invece che fomentare l'odio dei suoi figli verso l'Occidente, che dia coraggio e speranza alle donne e agli uomini musulmani desiderosi solo di vivere in pace.
    Su questo dovrebbe impegnarsi un tycoon dell'industria televisiva internazionale, se fosse un vero idealista, se fosse una persona coraggiosa e di buona volontà, a questo dovrebbe mirare uno statista pragmatico e lungimirante. Berlusconi? Ted Turner? Murdoch? Un potere immenso per ora inutilizzato, mentre Al Jazeera continua indisturbata a educare all'odio».

    http://www.perloccidente.it/aderire/adesioni/all-comments/#comments

    http://www.magna-carta.it/relazioni%20internazionali%20e%20democrazia/0111_Adesioni_Velino.asp