ALI
Ali (titolo provvisorio) è la storia di un gruppo di arcangeli
guerrieri, disillusi dal silenzio di Dio, un silenzio talmente lungo da farli
iniziare a dubitare d'averlo mai sentito parlare. Di certo si sono ormai
dimenticati del motivo per cui dovrebbero fingere di combattere il Male, senza
che mai nulla cambi sotto il cielo. E alla fine sono giunti giorni in cui
qualcosa non è più come prima.
Tullio Avoledo
(Einaudi)
A proposito di Ali
Quando ho letto la prima volta Ali, più di un anno fa, ho provato
l'emozione che si prova leggendo un libro necessario (categoria che si va
drammaticamente rarefacendo). Non semplicemente bello. Molto di più. Ed
è la stessa impressione che ho provato rileggendolo, a distanza di tempo.
Ali è uno di quei rari libri che ti cambia la vita, che rimescola le tue
abitudini e i tuoi gusti di lettore e ti porta a diventare di colpo più
esigente, più attento. Un libro che ti risveglia. Se dei libri di Coelho
qualcuno ha scritto "
sono l'idea che uno stupido ha di un libro intelligente
", del libro di Andrea B. Nardi si può e si deve dire che è un
libro intelligente.
Mi rendo conto che definisco Ali "libro", mentre ancora è un romanzo
inedito. Ma farei torto all'editoria italiana se non pensassi che un editore
intelligente vorrà romanzo e autore nel suo catalogo.
La prima cosa che devo dire di questo libro è che unisce in ogni pagina
intelligenza e divertimento. Non capita spesso, una congiunzione astrale
così favorevole. La seconda è che almeno due personaggi - la
cherubina Rouge e il nero Zariele - s'imprimono nel cuore e nella fantasia del
lettore sin dalla loro prima apparizione. La terza è che leggendolo non
ci si annoia mai. La quarta è che è pieno di scene di una bravura
tale da richiedere l'applauso a scena aperta di uno scrittore, e un ohhh di
meraviglia da qualsiasi lettore, anche il più smaliziato. La quinta
è che Nardi è uno che le cose le sa, le ha viste, le ha provate.
Ogni pagina trasmette un senso di sicurezza, di competenza. Non c'è
niente di artefatto, in questo libro, niente che venga da altra carta. è
un libro vero.
Certo è un romanzo bizzarro. Ma questo è un pregio, non un
difetto, in un tempo in cui i prodotti medi dell'editoria sono tanti, e rari i
colpi di genio, i libri che ti cambiano la vita.
Ma vogliamo giudicarlo, al di là dei suoi meriti più profondi,
solo sul piano del marketing? È comunque uno splendido prodotto. Ci
sono, in Ali, pagine intense e pagine leggere, vertiginose fughe avanti e
indietro nel tempo, combattimenti all'arma bianca degni di un manga o di una
vetrata di cattedrale. Leggete, se avete il tempo solo per un assaggio, la
scena a pagina 34, la sala da gioco degli angeli. Leggetela e poi ditemi se non
vi viene voglia di andare avanti. E indietro. Di non uscire mai da questo
libro.
Ali è quello che io definirei un western teologico (lo era, in certo
modo, anche il precedente romanzo Ecce Deus, salutato da critiche
entusiastiche), un grande romanzo d'azione con pagine che sembrano uscite da
una graphic novel e altre da un film dei fratelli Wachowski. È
straordinario quello che Nardi riesce a fare con le parole. La sua prosa
è visiva e visionaria, altamente evocativa, al servizio di un disegno
(che è molto più di una trama) lucido e coerente, che si rivela
progressivamente al lettore nel corso della storia. Ali è un romanzo in
cui entri e poi non esci più, ne rimani prigioniero in una cella di
lusso, grande come e forse più del mondo. è un romanzo che ti
rovescia come un guanto. Che ti rovescia felicemente come un guanto.
Borges - il cui nome ricorre, non a caso, più volte nelle pagine di
Nardi - sarebbe stato felice di scrivere una prefazione a questo libro. E se io
fossi Andrea B. Nardi, se scrivessi come lui, se avessi scritto questo libro,
non mi accontenterei di meno, per una prefazione.
Giuseppe Conte
(Longanesi)
A proposito di Ali
Caro Andrea,
ho finalmente letto Ali. A me sembra che ci sia talento, invenzione e
qualità da vendere. La storia degli angeli Seb, Rouge, Zariele, Donato
ha il suo fascino, e l'idea di un complotto per uccidere Dio andrebbe ancora
più sfruttata. Si sente la tua cultura e vengono fuori i tuoi interessi
nella pagine su che cosa sia il vero Male (molto belle, devo dirti) e a me sono
piaciute moltissimo le pagine sul sogno di Dio (c'è una traccia induista
e borgesiana in tutto questo) che arriva sino a sognare Fletcher Christian, per
inciso, uno dei miei eroi, e te che scrivi e me che leggo o viceversa.
Il tuo è un romanzo colto, e oggi paradossalmente si fa più
fatica a piazzare un romanzo colto che un gialletto estivo. Ma bisogna
insistere.